Rainbow

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venerdì 6 luglio 2018

DEAD MEADOW - The Nothing They Need (2018)

Ritorno atteso quello del combo di Washington DC, a distanza di 5 anni dall'ultimo "Warble Womb"; in occasione del ventennale della fondazione della band, vengono riuniti tutti gli originari componenti del gruppo, al fianco di Jason Simon e Steve Kille, troviamo quindi Cory Shane, chitarrista in "Feathers" del 2004, Stephen McCarty e Mark Laughlin alla batteria nei precedenti dischi e l'attuale addetto ai tamburi Juan Londono.
Poco stoner e molta psichedelia con tinte "heavy" in questo lavoro che, a mio avviso, rappresenta un riassunto più che degno di nota, della loro carriera partita nel lontano, ormai, 1998.
Otto episodi lisergici, ben strutturati e dal suono corposo, scavato nella pietra desertica del Mojave, pronti a farci barcollare in preda ad un viaggio nei meandri della psiche più malata. Si parte con la iniziale "Keep Your Head", una lenta e incalzante galoppata che spazia tra i 60's e i 70's; a farla da padrone sono la voce strampalata e la chitarra liquida/dilatata, tipici marchi di fabbrica dei DM. "Here With The Hawk" e "I'm So Glad" fanno subito da spartiacque alla parte più interessante dell'album, rappresentata dalla tripletta "Nobody Home", "This Shaky Hand Is Not Mine" e soprattutto "The Light", otto minuti di completo viaggio psichdelico, che racchiudono a mio avviso, l'anima "malata" e trasudante di acido della band statunitense. C'è anche il tempo per un piacevole intermezzo strumentale (Rest Natural) e una grinzosa ballata di matrice psych-folk (Unsettled Dust) che conclude l'album.
I tempi di "Feathers" non sono poi così lontani; resta il fatto che i DM rappresentano, ad oggi, una delle migliori espressioni di un genere musicale, che negli anni si è rivelato di frequente, essere un pò fine a se stesso. Ad alcuni, questo album, potrebbe apparire come una prova di auto-compiacimento della band, in special modo nei momenti (pochi a dire il vero) dove l'ispirazione dei tempi migliori, sembra un pò mancare.
Al contrario, credo che con questo lavoro, i DM danno la conferma che anche dopo 20 anni si può tranquillamente continuare a rimanere sulla breccia, senza scadere nel banale/ripetitivo e imprimere il proprio sound di quelle peculiari timbriche che li rendono "unici". Prova superata.

Voto: 7

http://www.deadmeadow.com/
http://www.xemu.com/

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