Rainbow

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domenica 8 luglio 2018

KING BUFFALO - Repeater EP (2018)

Con piacere scrivo questa breve recensione, perchè torno a parlare di una band che nel 2016 mi fece sobbalzare dalla poltrona con il loro full-lenght "Orion", uscito su Stickman e divenuto, a pieno titolo, uno dei migliori album di quell'anno, osannato giustamente da diverse testate online del settore. 
I KB sono di Rochester, nello stato di New York, si sono formati nel 2013 e i componenti sono Sean McVay, Scott Donaldson e Dan Reynolds; sono a tutti gli effetti un combo Heavy-Psych classico con sonorità lisergiche anni 70 e in questo EP di 3 pezzi si cimentano in lunghe, acide jam, dai loop ipnotici ("Repeater") e dai riverberi infiniti in perfetto stile "drone" ("Too Little Too Late"). 
Il loro marchio di fabbrica però è tutto racchiuso nella finale "Centurion", 6 minuti di loop ipnotico, liquido, dal ritmo incalzante e la voce di McVay che avvolge l'atmosfera arida e polverosa che si respira nell'aria. Molto attivi anche dal vivo, soprattutto negli US come spalla di Elder e All Them Witches, i KB sono sicuro che faranno parlare di se: in attesa del loro prossimo album, gustiamoci questo piccolo assaggio di 3 pezzi, che per me superano ampiamente la prova. Giovani di prospettiva.

Voto: 6,5


venerdì 6 luglio 2018

DEAD MEADOW - The Nothing They Need (2018)

Ritorno atteso quello del combo di Washington DC, a distanza di 5 anni dall'ultimo "Warble Womb"; in occasione del ventennale della fondazione della band, vengono riuniti tutti gli originari componenti del gruppo, al fianco di Jason Simon e Steve Kille, troviamo quindi Cory Shane, chitarrista in "Feathers" del 2004, Stephen McCarty e Mark Laughlin alla batteria nei precedenti dischi e l'attuale addetto ai tamburi Juan Londono.
Poco stoner e molta psichedelia con tinte "heavy" in questo lavoro che, a mio avviso, rappresenta un riassunto più che degno di nota, della loro carriera partita nel lontano, ormai, 1998.
Otto episodi lisergici, ben strutturati e dal suono corposo, scavato nella pietra desertica del Mojave, pronti a farci barcollare in preda ad un viaggio nei meandri della psiche più malata. Si parte con la iniziale "Keep Your Head", una lenta e incalzante galoppata che spazia tra i 60's e i 70's; a farla da padrone sono la voce strampalata e la chitarra liquida/dilatata, tipici marchi di fabbrica dei DM. "Here With The Hawk" e "I'm So Glad" fanno subito da spartiacque alla parte più interessante dell'album, rappresentata dalla tripletta "Nobody Home", "This Shaky Hand Is Not Mine" e soprattutto "The Light", otto minuti di completo viaggio psichdelico, che racchiudono a mio avviso, l'anima "malata" e trasudante di acido della band statunitense. C'è anche il tempo per un piacevole intermezzo strumentale (Rest Natural) e una grinzosa ballata di matrice psych-folk (Unsettled Dust) che conclude l'album.
I tempi di "Feathers" non sono poi così lontani; resta il fatto che i DM rappresentano, ad oggi, una delle migliori espressioni di un genere musicale, che negli anni si è rivelato di frequente, essere un pò fine a se stesso. Ad alcuni, questo album, potrebbe apparire come una prova di auto-compiacimento della band, in special modo nei momenti (pochi a dire il vero) dove l'ispirazione dei tempi migliori, sembra un pò mancare.
Al contrario, credo che con questo lavoro, i DM danno la conferma che anche dopo 20 anni si può tranquillamente continuare a rimanere sulla breccia, senza scadere nel banale/ripetitivo e imprimere il proprio sound di quelle peculiari timbriche che li rendono "unici". Prova superata.

Voto: 7

http://www.deadmeadow.com/
http://www.xemu.com/

lunedì 2 luglio 2018

MOS GENERATOR - Shadowlands (2018)

La band di Port Orchard, Washington, torna a due anni di distanza dal precedente lavoro "Abyssinia", che aveva ben impressionato il pubblico più attento alla scena Stoner Metal, catapultandoli con merito nella parte più alta del tabellone "indice di gradimento". Ben ancorati ancora alle radici Sabbathiane, avevano però mantenuto una certa originalità, riuscendo con maestria, ad infarcire il sound con tocchi di classe e personalità sopraffina.
Le ottime impressioni sono oggi confermate da "Shadowlands", un album più complesso e vario rispetto al precedente e che batte il colpo dall'inizio alla fine; ascoltando i 40 minuti del disco si passa agevolmente dall'Hard-Rock con tinte anni 70, alla psichdelia fino a brani più "free-form", come la conclusiva e stupenda "The Wild And Gentle Dogs".
I MG dimostrano di avere oltre che forza e carattere anche spessore tecnico, classe ed energia da vendere. L'incipit della opening-track "Shadowlands" che da il titolo all'album, è un riff di chitarra che rimane impresso subito e per molto tempo; la mia impressione è che la band di Washington riesca tranquillamente a non annoiare l'ascoltatore, come spesso accade quando ci troviamo di fronte a band appartenenti al genere, si ha spesso quella sensazione di Deja-Vu, indice di poca originalità.
Il ritmo martellante di "The Destroyer" e la bellissima "Stolen Ages" (che ci riporta su binari cari al southern-rock) fanno da cornice ad un album che sorprende per impatto e cura nei dettagli.
Poco da dire se non che la band di Tony Reed, con quest'ultimo lavoro fa un ulteriore passo in avanti, semmai ce ne fosse stato bisogno, e a pieno titolo si colloca, al momento, ai piani alti della classifica dei dischi Stoner-Rock di questo 2018. Davvero bravi.

Voto: 7

http://www.listenable.eu/
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